
Con Le straordinarie vite di Ulisse di Charles Rowan Beye, un testo tanto sapiente e raffinato quanto avvincente e pieno di curiosità, si getta nuova luce su quella che da sempre è la più grande e attuale figura dell’immaginario occidentale: l’Ulisse omerico. Tutti, infatti, conoscono almeno qualcosa del re di Itaca, eroe di Troia, leggendario guerriero e navigatore, ma solo con questo libro egli diventa oggetto di una “biografia” vera e propria, in cui la sua vita, o meglio le molte vite vissute al centro della scena storica e mitologica del Mediterraneo, vengono rappresentate dall’inizio alla fine. Con formidabile arguzia, Beye tratteggia l’evoluzione del personaggio, sviluppando la cronaca della sua vicenda umana e mitica dall’inizio alla fine. Ed è davvero una storia sbalorditiva: dall’adolescenza viziata nel palazzo del padre, ai lunghi anni di amare battaglie a Troia; dai suoi incontri con creature che sembrano uscire dal mondo delle favole (i lotofagi, i ciclopi, la maga Circe), alle sue avventure erotiche con la ninfa Calipso sull’isola di Ogigia; dal suo ritorno a Itaca con la teatrale uccisione dei pretendenti della moglie, ai suoi ultimi anni caratterizzati da una regressione del personaggio. Ma Beye non si limita a raccontare le vicende della vita di Ulisse: egli, infatti, scava nella complessità psicologica di questo personaggio enigmatico e ne esamina gli aspetti più significativi. Il resoconto di Beye interpreta Ulisse come il protagonista di un romanzo moderno, senza tralasciare di descrivere e analizzare quegli elementi tipici della vita del secondo millennio a.C. che molte analogie trovano con la nostra epoca.