
Il mondo si divide in chi soffre di denutrizione e chi per un’alimentazione sbagliata e poco sana: la causa è la stessa, il modello agroalimentare imposto a tutto il mondo. La cantina e la credenza di un tempo, ma anche i primi frigoriferi, avevano una chiave: solo la padrona di casa decideva come, quando e per chi aprire la dispensa. Mentre allora c’erano molte chiavi e molte padrone di casa, oggi la fonte del cibo è nelle mani di gruppi sempre più ristretti di persone. Ma fino a che punto è saggio che le mani di pochi controllino il cibo di tutto il mondo?
Speriamo in bio esamina le realtà nascoste dietro al carrello del supermercato: come viene prodotto e allevato il nostro cibo, i rischi per la salute, la carenza sempre più pericolosa delle risorse che agevolano l’agricoltura intensiva e la grande distribuzione. L’alternativa è la produzione biologica e sostenibile, di cui nel saggio si esaminano affidabilità, controlli, vantaggi e prospettive, non tacendo il discusso aspetto del maggiore impatto della dieta biologica sul bilancio familiare. Vivere biologico è però possibile per tutti: il volume non si rivolge infatti solo a chi è già sensibile ai temi affrontati, ma vuol essere d’indicazione anche per chi combatte la battaglia quotidiana contro lo stress e la mancanza di tempo, la quarta settimana del mese e le mille tentazioni del consumismo.