
Matthew Josephson scrisse "The Robber Barons" durante la Grande Depressione americana, tra il 1929, immediatamente dopo il devastante crollo della borsa, e il 1933, all’inizio dell’era roosveltiana.
In poco tempo il libro divenne un best seller dell’epoca e un testo di gran moda, perché interpretava la nuova cultura del New Deal.
"The Robber Barons" è il resoconto acuto e avvincente, e sino ad oggi insuperato, degli uomini che controllarono, tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX, i destini economici e finanziari di quella che sarebbe divenuta, di lì a poco, la più grande potenza del mondo. La ricostruzione di quegli anni è straordinaria e ciò che colpisce è l’incredibile attualità di certi comportamenti e di certe situazioni. I Robber Barons, i grandi imprenditori arricchitisi grazie alle commesse pubbliche per le infrastrutture ferroviarie, come moderni manager coinvolti in scandali dei nostri giorni, truffavano con spericolati strumenti finanziari, zavorravano imprese e banche di enormi debiti, speculavano in borsa senza la minima remora morale. E, se ce n’era bisogno, corrompevano, compravano funzionari pubblici, violavano leggi. L’intento della poderosa opera di Josephson, sconosciuta al pubblico europeo e italiano, è quello di descrivere le vite, le usanze e i costumi di quella prima generazione di capitalisti che edificarono la superpotenza Usa e di raccontare il modo in cui essi avevano accumulato denaro e ricchezze. Un’opera che descrive in modo documentato le azioni più spietate, le cospirazioni, i saccheggi, l’assenza di etica nel condurre gli affari. Ma, nello stesso tempo, illustra le virtù imprenditoriali dei protagonisti, la loro ineguagliabile voglia di fare, di produrre, di costruire, di diventare grandi.