Panorama - 17.10.2007
II mondo è pieno di cattivi maestri, e di qualche buon maestro. Uno di questi ci ha lasciato pochi giorni fa. Aveva 72 anni e si chiamava Neil Postman. Era il tipico ebreo newyorkese, pieno di intelligenza e umorismo. Allievo di McLuhan, era un grande pedagogista e un critico acuto delle tecnologie e dei media. Della televisione in particolare, della quale ha analizzato meglio di ogni altro le particolarità comunicative. Non ne faceva una questione moralistica. Semplicemente, diceva, la televisione è costitutivamente inadatta a trasmettere conoscenze che abbiano un minimo di spessore o di complessità, e impone modalità espressive e di ragionamento che impoveriscono la vita di una democrazia. Il suo imperativo è quello del divertimento, come ha scritto nel suo libro più conosciuto in Italia (Divertirsi da morire, del 1985). Essa trasforma in spettacolo tutto ciò che tocca, anche cose importanti e serie: politica, economia, religione, scienza. Ronald Reagan, scrive Postman in Come sopravvivere al futuro (appena pubblicato da Orme editori), «era un uomo che di rado parlava con precisione e mai con eloquenza. Eppure veniva chiamato Il Grande Comunicatore. Perché? Perché era magico in televisione». Grandi comunicatori erano invece per Postman i primi presidenti della storia degli Stati Uniti, quando il medium dominante era la carta stampata. La parola scritta impone tutt'altre modalità di comunicazione. Precisione, concretezza, aderenza ai fatti, capacità di argomentare in maniera convincente: tutte qualità che si riverberavano nei discorsi dei politici, e che erano apprezzate da un'opinione pubblica abituata ai libri. Ma Postman non era solo un nostalgico. A New York insegnava una materia che aveva battezzato "Ecologia dei media". Era convinto che, più che dannosa in sé, la televisione fosse da temere in quanto dominante e priva di contrappesi. Bisognava trovare un nuovo equilibrio rafforzando un mezzo che coltivasse modalità espressive opposte. E questo mezzo non poteva essere che la scuola, colpevole però di essersi anch'essa abbandonata alle devastanti modalità del linguaggio televisivo. Al futuro potremo sopravvivere - sostiene Postman - solo se sapremo «guardare al passato e fare l'inventario delle buone idee che abbiamo a disposizione». Queste buone idee vengono tutte da un'epoca ben precisa: il XVIII secolo, l'età dei Lumi. È il secolo dello scetticismo e dello spirito critico, del sospetto verso l'autorità e della capacità di resistere senza paura al pregiudizio e alla propaganda. Tutte cose difficilissime da insegnare, ammetteva Postman senza arrendersi. Non a caso sono sempre così pochi, i buoni maestri.
Armando Massarenti