Fat land
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Avis maggio 2005

L'America è obesa. L'Italia rischia


«Questo libro non è una memoria, ma innegabilmente si basa su una singolare esperienza personale. Un individuo mi aveva chiamato grassone. Più precisamente, aveva urlato: "Sta' attento, grassone!"». L'inizio di Fat Land, di Greg Gritser, fa immediatamente capire che l'autore parla di un problema che conosce dsa vicino. «Nella rampante e professionale America - si legge ancora -, essere grassi e avere qualcuno che lo noti e faccia dei commenti è brutto quanto essere scoperti a leggere Playboy all'età di dieci anni nella camera dei propri genitori». Critser, dopo aver deciso di dimagrire ed esserci riuscito, decide anche di affrontare il tema, prima in una rubrica di grande successo pubblicata da UsaToday, il più diffuso quotidiano americano, e poi in questo libro. Com'è possibile che gli americani siano diventati il popolo più grasso del mondo? Che cosa ha consentito prima al sovrappeso e poi all'obesità su vasta scala di diventare vere e proprie epidemie? L'autore analizza e spiega le cause politiche, economiche, culturali della diffusione dell'obesità in America, partendo dai tagli alla spesa scolastica e pubblica, passando alla legalizzazione e alla promozione di alimenti e additivi nocivi negli anni '70, sino a esaminare il dilagare del fenomeno tra le classi più povere come una patologia di disagio sociale. Obesità infantile, diabete, difficoltà cardiovascolari, ictus, infarti sono solo alcune delle conseguenze di questo flagello di cui, paradossalmente, gli americani, pur schiavi di una cultura che venera la magrezza e la tonicità, sembrano non vergognarsi e che si ostinano a non considerare una minaccia mortale. Se l'obesità rimane incontrollata pressoché tutti gli americani, avverte Critser, saranno in sovrappeso entro il 2050. Un libro che ci fa capire i "come" e i "perché" di questa singolare sfida alla salute nei paesi ricchi. E ci fa prendere coscienza dei rischi e delle conseguenze che questo stile di vita potrà avere sull'intero Occidente. Un monito, speriamo non tardivo, per non fare la stessa fine.