L'invasione delle nanotecnologie
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Il Secolo XIX - 13.05.2005

Ma ora prepariamoci ad affrontare l'invasione delle nanotecnologie


Nanotecnologie, è già presente, ma con un futuro pieno di promesse vere, false, ambigue, rassicuranti e preoccupanti. Scienziati e tecnici lavorano nel campo già da una trentina d'anni, ma le applicazioni possibili di questi oggetti pensanti, molto più piccoli di un atomo, sono ancora da immaginare, Parecchie cose si vedono già: i computer sono molto più piccoli e i telefoni cellulari sembrano pacchetti di sigarette, addirittura è stato possibile eliminare tumori dal cervello grazie a particelle
magnetiche iniettate tra le cellule e indotte a produrre un calore che ha ucciso il micidiale ospite.

"L'invenzione delle nanotecnologie" (200 pp., 19 euro), appena sfornato dalla casa editrice Orme e scritto da Niels Boeing. un fisico che si è dedicato con successo alla divulgazione scientifica, ha una risposta semplice e comprensibile a tutte le domande e spiega bene con cosa abbiamo a che fare.

Bisogna avere paura delle nanotecnologie? Questa è la domanda che si pongono le generazioni figlie di Terminator, quelle asimoviane sono appena più ottimiste, mentre l'industria aspetta che la prole di Mazinga, Ufo Robot, Transformer cresca e acquisisca potere. Boeing è di una generazione di mezzo - poco meno di quarant'anni - e ha scelto una posi- zione di cautissimo ottimismo: «Non bisogna avere paura della nanotecnologia di per sé, perché è un campo vastissimo. Diciamo che possiamo classificare i rischi in questi tre settori: il primo è quello chimico, e mi auguro che si prenderanno le misure già adottate anni fa per le nuove scoperte, per esempio stabilire valori limite per le nanopolveri, che oggi servono soprattutto in informatica: il rischio è l'inalazione con danni polmonari durante la produzione. Il secondo è il rischio medico: si lavora con molecole biologiche - proteine e altro - che saranno inserite nel corpo umano per diagnosi e cure; ma non si sa ancora che effetto avranno e qui ho qualche timore in più. Il terzo rischio, e la mia fonte di preoccupazione maggiore, sono le nanomacchine e i nanorobot, anche se non si sa ancora come costruirle. Abbiamo calcoli e progetti su carta, ma niente di fatto. Tuttavia bisognerebbe legiferare prima, prevenire, non affannarsi a curare dopo. Per esempio penso alla possibilità di creazione di nuovi virus e mi sembra che ce ne siano abbastanza di non curabili...»

Secondo Boeing la comunità scientifica per prima, proprio perché più consapevole, dovrebbe prendere posizione subito: «Dopo Hiroshima lo scienziato che dice: "Io studio e basta" è un idiota».

Antonella Viale