Il Sole 24 Ore - 30.04.2006
PAROLE A PERDERE
Battuta fulminante, che luogo comune!
di Stefano Salis
Biiip, biiip. Il cellulare suona, o vibra, o si mette a lampeggiare. Il display, implacabilmente, ci mostra il nome di chi ci chiama. È che la telefonata che dovevamo fare noi – anche stavolta – non l'abbiamo fatta: l'abbiamo subita. Il senso di colpa ci assale, ma per farla franca pensiamo di avere una scappatoia accettabile e persino sottile. Come no? Basta accogliere l'interlocutore con la rassicurante (per noi) frase:
«Stavo per chiamarti». Tutto risolto?
Divertito e bonario – ma senza privarsi il piacere di essere tagliente – chiosa Giuliano Vigini, che di questo nuovo "modo di dire" ha fatto il titolo del suo gustosissimo ultimo libro: «Fra i molti fenomeni di telepatia, spopola quello telefonico. Un traffico incrocaito, che ha una peculiarità costante nel tempo: l'altro che si voleva chiamare arriva sempre prima». Di questo e parecchi altri luoghi comuni, Vigini – che normalmente "fa" l'esperto di editoria – si occupa nel suo lieve libello, scoprendo una galleria di tic verbali nazionali irresistibile. Che non sono poi così banali: anzi sono la spia di come parla, pensa (e dunque vive) un Paese. E basti quest'altro esempio, che prende di mira un'altra delle frasi più insopportabili, diventata in questi anni un autentico tormentone: «Siamo un Paese di scentrati – nota Vigini – nel senso che non riusciamo mai a capire dov'è il centro delle cose o a darne la giusta chiave interpretativa. Uno non fa in tempo ad aprire bocca che viene subito bloccato:
no, guarda il problema è un altro». E già. Il problema è sempre un altro e benché ci sia qualcuno che sta lavorando per noi, siamo tutti nella stessa barca. Per risolverlo basta non lasciare nulla di intentato, andare incontro alle esigenze del Paese, senza che nessuno sia autorizzato a chiamarsi fuori, ma anzi deve fare la propria parte. E se lo svuotamento interno del significato delle parole sembra essere diventato una caratteristica del nostrano chiacchiericcio, il sarcasmo e l'intelligenza linguistica sembrano essere la più solida risorsa per lo humour inglese. La strepitosa racolta di
retort (battute brillanti e repliche geniali) selezionata da Mardy Grothe lo esemplifica alla perfezione. Un libro assolutamente da leggere e da ridere, nonostante il titolo (
Risposte fulminanti) sembri essere proprio uno dei luoghi di cui si diceva. Si ha l'occasione di ripescare alcuni dei personaggi più celebri per la loro sagacità.
Domina la scena, ovviamente, Winston Churchill. Il volume riporta diverse sue eccellenti ironie. Alcune famose, altre meno. Per sceglierne solo una delle più eleganti, ecco quella glaciale e acutissima che il leader inglese usò per servire il noioso parlamentare che lo riprese perché continuava a dormicchiare mentre lui declamava un interminabile discorso: «Mr. Churchill deve proprio dormire mentre io parlo?». È rimasta agli atti parlamentari la magnifica risposta che il Primo ministro sibilò senza muover quasi le labbra e ancora con gli occhi chiusi: «No, lo faccio volontariamente».