Il gioco della sopravvivenza
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Newton - luglio 2006

«Giocatori» a tempo pieno

Perché le sequoie crescono tanto? In fin dei conti a che servono un’altezza di 60 metri e centinaia di tonnellate di legno solo per produrre qualche minuscolo seme? E la coda del pavone? Le loro coloratissime penne richiedono un grande impegno dal punto di vista metabolico eppure hanno uno scopo: convincere la femmina ad accoppiarsi.
Ma se una sequoia non crescesse, avvizzirebbe all’ombra degli altri alberi più grandi e il pavone senza coda non riuscirebbe ad accoppiarsi.
Ciò che regola il mondo animale e vegetale vale anche per la specie umana. Il gioco della competizione richiede che talvolta la minoranza si adegui alla maggioranza al di là della logica.
«I rivali politici», scrive l’autore, «non diversamente da aspiranti sequoie, spesso si trovano imprigionati in un gioco competitivo per nulla elegante» e non di rado fra i due contendenti i veri vincitori sono i loro consulenti. Ma cosa spinge a mostrare i muscoli o, al contrario, fare gioco di squadra?
Barash, professore di Psicologia alla University of Washington di Seattle e zoologo, offre una sintesi delle più recenti teorie in campo psicologico, biologico ed economico per cercare di spiegare le ragioni dei nostri comportamenti.
Perché, sostiene, noi siamo giocatori a tempo pieno, anche se non ce ne rendiamo conto. Secondo il matematico John von Neumann, uno dei fondatori della teoria dei giochi «ogni avvenimento può essere visto come un gioco di strategia se si considerano gli effetti che produce sui partecipanti». E quindi vale la pena di capire le regole di questo grande gioco della sopravvivenza.