Il Cittadino - 23.11.06
Un viaggio semiserio nel popolo dello stress
Chi scrive ha aperto con sospetto il volumone del professor Robert Sapolsky. Copertina accattivante e titolo azzeccatissimo (Perché alle zebre non viene l'ulcera?), sospettavamo un malloppone denso di luoghi comuni. E invece, ancora una volta, questi professoroni americani - Sapolsky opera alla Stanford University - stupiscono per la grande capacità di divulgazione, senza scadere nelle banalità. La materia è complessa e attuale: come difendersi dallo stress. L'autore riesce a costruirci un saggio dal forte sapore narrativo, senza per questo evitare i rimandi alle note a piè di pagina e a una dotta bibliografia. L'approccio del docente statunitense, che redatto una guida ragionata alla malattia più comune del solito, parte da un assunto di base: "Le cose che tutti quanti riteniamo stressanti sono il traffico, le preoccupazioni per i soldi, l'eccesso di lavoro, le ansie dei rapporti personali. Poche di queste cose sono reali - scrive nell'introduzione lo scienziato-. Siamo gli unici essere abbastanza 'svegli' da aver inventato queste fonti di stress e gli unici abbastanza stupidi da aver lasciato, troppo spesso, che dominassero le nostre vite. Di certo abbiamo il potenziale di essere gli unici abbastanza saggi da allontanare la loro presa stressante". Comincia così un viaggio interessante nella psiche umana, maschile e femminile, declinata in diciotto capitoli, alcuni dei quali davvero illuminanti, come quello relativo al rapporto tra lo stress e la depressione oppure quello legato allo stress prenatale delle madri e dei bambini. Una chicca.
Francesca Amé