Perché alle zebre non viene l'ulcera?
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Mente cervello - gennaio 2007

Combattere lo stress e riderci sopra

"Le cose che tutti quanti riteniamo stressanti sono il traffic, le preoccupazioni per i soldi, l'eccesso di lavoro, le ansie dei rapporti personali. Poche di queste cose sono reali. siamo gli unici esseri abbastanza svegli da aver inventato queste fonti di stress e gli unici abbastanza stupidi da aver lasciato, troppo spesso, che dominassero le nostre vite. Di certo abbiamo il potenziale per essere gli unici abbastanza saggi da allontanare la loro presa stressante". Come dichiarazione d'intenti non c'è male, per un libro che si propone sugli scaffali delle librerie con un titolo così leggero. Il ponderoso volume e la preparazione dell'autore fanno presagire da subito che questa semplice tesi venga esposta con dovizia di argomentazioni scientifiche tratte dalle diverse branche, dalla psicologia alla neurofisiologia all'etologia. Si tratta in sostanza di capire perché il nostro organismo mette in atto meccanismi di difesa che ricorda da quando correva libero nella savana in un'epoca in cui difficilmente è oppresso da minacce che mettono in forse la sua sopravvivenza, così come invece deve fare la zebra. Ed è altrettanto ovvio che la nostra mente è in grado di presagire il pericolo e il danno e di interagire con il corpo, in particolare con il sistema immunitario, in modi ancora non del tutto chiariti, se mai lo saranno. Rimane da capire come uscirne, e ci aiuta l'ultimo capitolo con alcuni paragrafiche riportiamo di seguito: "esercizio fisico", "meditazione", "ottenere più controllo, più prevedibilità nella vita...", "sostegno sociale", "religione e spiritualità" e così via. A ciascuno il suo, sembra seguirci l'autore, con l'ironia e la leggerezza che lo hanno seguito per più di 500 pagine. Aspettando che l'evoluzione faccia il suo corso, le zebre continueranno a sfuggire ai leoni, e noi continueremo a farci venire l'ulcera.

Folco Claudi