Tabloid - novembre 2003
Mario Oriani. II convento dei delitti
Cronaca nera, nerissima, anzi noir, quella raccontata da Mario Oriani nel Convento dei delitti, la vera storia, di suor Virginia Maria de Leyva, più nota come la "monaca di Monza" agli studenti italiani di ieri e di oggi che, per amore o per forza, hanno studiato i Promessi sposi. Alla vicenda di suor Virginia e del suo diabolico amante, il conte Gian Paolo Osio, si ispirò infatti Manzoni per la creazione dei personaggi di Gertrude ed Egidio. Oriani ha proceduto a ritroso: partito dalla rielaborazione manzoniana, è andato a cercarne le fonti nelle cronache dell'epoca, Mario Oriani, un passato da direttore di periodici come Amica, Domenica dei Corriere, Storia illustrata, si è rimesso nei panni del cronista, anzi del detective, per indagare in uno dei casi giudiziari più truci che agitarono la Milano spagnola. Una vicenda di sesso e criminalità consumatasi fra le mura di un monastero e che mise in subbuglio l'aristocrazia e gli alti vertici della chiesa lombarda, per concludersi solo dopo l'intervento diretto del cardinale Federigo Borromeo.
Come capita a molti che, spinti da passione e professione, col passare degli anni riscoprono il gusto di letture che a scuola risultavano noiose, Oriani si è riavvicinato al romanzo manzoniano con curiosità tutta nuova. Il risultato è questo racconto che sembra uscito dalla penna di un narratore di genere gotico, con un sovrappiù di horror e pulp. Gli ingredienti ci sono tutti: il convento come scenario di eventi misteriosi, la conversa uccisa per aver visto troppo, bambini fatti sparire subito dopo il parto, un seduttore pluriomicida che finisce a sua volta con la testa mozzata. E per finire, la peccatrice murata viva in una cella dove rimarrà per quattordici anni, alimentata attraverso un piccolo foro per il passaggio del cibo; ne uscirà fiaccata nel fisico, ma, stando alle cronache dell'epoca, vivificata e redenta nello spirito. Una miscela talmente ricca e variegata da sembrare frutto di invenzione, eppure è tutto vero, in questo dramma delle passioni dove ogni riferimento a fatti e persone è scrupolosamente documentato.
Suor Virginia fu rinchiusa nel convento di Santa Valeria a Milano, nei pressi di sant'Ambrogio: una specie di casa circondariale femminile in cui recluse, fra le quali oltre a monache colpevoli di gravi reati si annoveravano anche prostitute e aristocratiche dalla condotta sregolata, venivano sottoposte a trattamenti disumani. Scontata la pena, Virginia è un'altra persona.
Nelle sue cronache milanesi, Giuseppe Ripamonti la descrisse così: "Vecchia, ricurva, emaciata, magra, veneranda: al vederla si crederebbe a malapena che un tempo potesse essere bella e spudorata".
Un esempio di recupero in chiave documentaria di grandi vicende del passato, è un bel battesimo per la nuova casa editrice Orme, che con questo libro di Mario Oriani inaugura la sua attività.
Olimpia Gargano