Il convento dei delitti
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Il Domenicale - 17.07.2003

Passioni, scandali, delitti secondo il Manzoni


Ed ecco un giornalista navigato come Mario Oriani (cronista da giovane, poi direttore di testate famose come La Domenica del Corriere, Amica, Storia Illustrata) cimentarsi in un'opera letteraria assolutamente singolare com'è questo suo Il convento dei delitti (pp. 128, €12,50), libro d'esordio della nuova casa editrice Milanese Orme Editori (tel. 02/48028651). La "chiave" che ha adoperato il vecchio cronista Oriani per forzare il mistero di suor Virginia Maria de Leyva (ovvero la " monaca di Monza", perché II convento dei delitti non poteva essere che il suo) è assolutamente moderna: egli ha in sostanza compiuto un lavoro di editing intelligente sull'opera di Alessandro Manzoni che, in misura limitatissima ne I promessi sposi, e in maniera più ampia, ma pur sempre un po' reticente, in Fermo e Lucia, racconta le disavventure di suor Gertrude, ma non si spinge mai a rivelarne la spaventosa vicenda, e consultando i documenti degli atti del processo, conservati nell'archivio dell'Arcivescovado di Milano.
Tutto ha inizio con un bacio passionale scambiato tra una novizia, la conversa Isabella, e il bel conte Giovan Paolo Osio, «uno sfrontato ribaldo, uno spavaldo attaccabrighe al quale piacciono le tresche fuori della norma». Suor Virginia - che ha assistito a quel bacio - messa in convento ragazzina tredicenne, s'invaghisce dell'Osio e fa cacciare la conversa Isabella prendendone il posto. Siamo nel 1597 e suor Virginia ha 22 anni, 30 ne ha il bell'Osio. È l'inizio di una relazione difficile e dolorosa per la giovane donna che, combattuta tra la passione sessuale e la volontà di tener fede al patto eterno, arriva ad autoflagellarsi e persino a «mangiare stereo». Tutto inutile. Suor Virginia resta incinta e l'8 agosto 1602 dà alla luce un «putto morto». Resta nuovamente incinta e questa volta nasce una bambina, l'8 agosto 1604. Il tutto con la complicità di suore, assistenti e ostetriche. Una di questa, la conversa Caterina, minaccia di rivelare tutto ai superiori. Bisogna eliminarla. Le suore fedeli alla «signora» si riuniscono in gran segreto e decidono di uccidere l'incontrollabile Caterina. Ci pensa l'Osio, massacrandola a bastonate. Non è che l'inizio. Chi parla troppo ha le ore contate. Mentre lo speziale Rainero Roncino non sfuggirà all'archibugio di un "bravo" del conte Osio, quest'ultimo in persona fa fuori Cesare Ferrari, il fabbro che a suo tempo gli aveva coniato le chiavi per entrare in convento. Finalmente, alcune monache riescono a fare arrivare al cardinale Federico Borromeo le notizie di quanto sta accadendo a Monza. È l'inizio della fine. Suor Virginia è tradotta a Milano e il cardinale la interroga personalmente. A Monza si trema: bisogna eliminare i testimoni più insicuri, quelli di cui non ci si può più fidare. Osio, aiutato da suor Benedetta, cerca in un primo tempo di annegare nel Lambro suor Ottavia, ma a sua insaputa la sventurata sopravvive e diventerà una implacabile teste al processo. Poi, cerca di far fuori anche la fedelissima suor Benedetta, ma anche costei, nonostante le gravi ferite, sopravvive.
Si arriva al processo e non c'è scampo. Osio e i suoi bravi sono condannati alla decapitazione. Ma sono tutti latitanti e se la caveranno tranne Osio: trovato rifugio presso un falso amico, un nobile milanese, sarà da questi fatto uccidere a randellate e quindi decapitare.
Quanto a suor Virginia, trascorrerà 14 anni murata viva in una piccola cella larga tre braccia e lunga cinque nel monastero dì Santa Valeria. Morirà all'età di 75 anni il 7 gennaio 1650, ormai «vecchia, ricurva, emaciata, magra, veneranda: al vederla, si crederebbe a malapena che un tempo potesse essere stata bella e spudorata».

Luciano Garibaldi